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Gli influssi esterni

Il dialetto di Alà si discosta dal logudorese classico anche per alcuni aspetti lessicali. La vicinanza con la Gallura, in cui dal 1300 in poi si sono succedute varie migrazioni di Corsi, ha causato - con un processo di ''adstrato'' - la trasformazione di alcune parole della parlata originaria. Questo fenomeno è molto più evidente a Monti e a Padru, per la maggior vicinanza al centro di irradiazione, ma è meno presente a Buddusò, per la motivazione opposta.

Ad Alà inoltre, dal 1650 c'è stata una notevole migrazione di popolazioni galluresi verso il paese, principalmente calangianesi (alcune famiglie si trasferirono in toto, vale a dire genitori, fratelli, coniugi e figli, come è successo per le famiglie Mette e Baltolu). Questa migrazione ha arrichito ulteriormente il lessico alaese di influssi galluresi (fenomeno di ''substrato''), dando vita alla particolare parlata alaese. Alcuni esempi: brotzu (gall. broccju, log. regottu); mufatza (gall. fumaccja, log. neula); istuzu (gall. stugghju, log. bulteddhu); ua (gall. uva, log. aghina); edola (gall. edula, log. candelatzu) e così via. Meno incisivi gli influssi iberici, anche se seicento anni di dominazione hanno lasciato traccia: luego (=subito); apretare (=incalzare); istancu (=tabaccheria) gastare (=spendere) pregontare (=chiedere). Ma non sono presenti nel dialetto alaese (o se presenti sono poco usati) alcuni spagnolismi che invece esistono in tutta la Sardegna o quasi: amistade (ad Alà si dice amigantzia); mariposa (ad Alà traccula); olvidare (ad Alà immentigare); ventana (alaese balcone); mesa (ad Alà banca) vostè (ad Alà semplicemente bois); amparu (alaese apozu). Per contro, restano nel dialetto alaese alcune parole prelatine come lacana (=delimitazione), tilingione (=lombrico), assile (=martora), arrasolu (=forcatella), princiri (=usignolo) ancora assai usate.

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