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Iscanitu 'Su frastimadore'

Istasera falendhe dae cuss'iscala/ ndhe falezas chin sos nelvios isoltos/ Cubeddu bi rested a campione/ cundennadu a trint'annos de prejone/ chi ndh'essad de galera poberittu/ pregontendhe sa limusina a Iscanitu.

Questo era il tenore delle rime di Iscanitu, al secolo Pietro Raimondo Scanu, poeta improvvisatore alaese. Iscanitu non ammetteva mezze misure, da molti amato per le sue battute pungenti, da altri odiato a morte per i suoi ''frastimos'' senza riguardo.

Oltre che poeta, Iscanitu era un costruttore di forni, ed operò in Gallura, più precisamente a Telti, dove ricordano ancora il suo carattere irriverente. A chi metteva in dubbio il suo talento rispondeva così: Ancu si pesed unu fogu 'e 'entu/ chi no l'istuded s'abba 'e su mare/ Su palatu si pottad boltulare/ ponzendhe cobeltura a fundamentu/ chi si potad boltulare su palatu/ tue in daennanti e-i sa rughe in fattu.

Era un uomo basso di statura e dalla corporatura molto esile. Nonostante fosse fisicamente poco adatto alle dispute, riusciva sempre a farsi rispettare, con versi che colpivano nel segno e mortificavano gli avversari. Leggendari sono i durissimi scontri verbali con Cubeddu di Ozieri, al quale è dedicata la strofa iniziale, mentre andava assai d'accordo con il torpeino Nicola Tarquini, che iniziò egli stesso alla poesia e che a Torpè era considerato figlio naturale di Iscanitu.

Burrascoso era il rapporto con il pubblico di Nuoro, che ogni volta lo fischiava e gli lanciava ortaggi. Iscanittu ebbe da lamentarsi di ciò, sempre alla sua maniera: Ennidu so' a sa 'iddha 'e Tzizzu Satta/ Leadu m'ana a lancios de pumatta/ ma cantu b'ad chios in custa pumatta/ bos intred attalzu de punta e-i de atta.

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